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Frosti

A higher place
7/23/2008

On Sunday we cry

Lasciate tutti quegli strumenti, usate solo un ritmo digitale, una chitarrina accennata e ricordateci cosa vuol dire ascoltare Solitaire da soli nella propria stanza con il solo led blu dell'accensione delle casse a indicarci un punto nel buio che ci circonda per non perdercisi dentro.

Invece no, continuate così, che dopotutto quella fase l'abbiamo superata forse in toto ed ora vogliamo solo essere malinconicamente felici grazie ad una meravigliosa One With the Freaks, che squarcia la notte con ampi spazi di azzurro cielo.

Ok, accettiamo definitivamente il fatto che non farete mai Solitaire ma poco importa, ciò che state suonando e come lo state suonando ci fa semplicemente sentire bene e ci coglie di sorpresa che è esattamente quello che ci si attende da un'esibizione live: continuate a contorcervi, così come fa Marcus Acher con la sua chitarra o come il batterista, tenete la bocca aperta e la lingua di fuori, mentre il sudore vi bagna le bachette ma non fa in tempo a scendere per la velocità di esecuzione.

E mentre l'albero dietro il palco si accende di un fuoco viola e rosso di luci comprendiamo quanto ci sbagliavamo sulla resa live di questa band, capace di accendere la più nascosta delle emozioni e di ravvivare quelle sopite da tempo con il semplice movimento di due Wiimote.
 
 
Scaletta (!parziale e confusionaria!)
 
Where in this world
Pick up the phone
Gloomy planet
This room
Neon Golden
Pilot
Boneless
Gone gone gone
One with the Freaks
Consequence
 
 
 
 
The Notwist - Red    The Notwist - Blue
 
The Notwist    The Notwist - Drums
 
The Notwist - Keyboards    The Notwist - Wiimote
 
The Notwist - Marcus Acher    The Notwist - Bass

Elettrolisi sonora di una folla

C'è di tutto qui davanti: padri con figli, vecchi rockers anni 60, neo-figli dei fiori, ragazzini, ultras, fan di Vasco, fan di Dylan, sfattoni, ragazzi vestiti Louis Vuitton dalla testa ai piedi, emo, indie, pseudo-artisti... Poi ci siamo noi: una sorella, un amico, un amico venuto da lontano e una nuova amica. Da questo strano mix ci si potrebbe attendere il peggiore disturbo possibile nell'assistere ad un concerto soprattutto alla grande distanza in cui ci si trova ma nulla di ciò accade ed anzi l'atmosfera da stadio per la prima volta è funzionale al concerto, rendendolo ancora più speciale.

A tirare le redini della grande folla c'è un mostro sul palco che risponde al nome di Micheal Stipe, assoluto mattatore della serata, incredibile catalizzatore di energia positiva che spinge a saltare, ballare e muoversi sempre e comunque rispettando gli altri spettatori. L'indisposizione del pubblico è dietro l'angolo ma, nonostante una scaletta assolutamente piena di chicche poco conosciute, nulla cambia e tutti rimangono in ascolto alternando alle fasi movimentate a cui accennavo sopra, fasi di pura devozione per le note e per la meravigliosa voce che proviene dal palco.

Le canzoni sono tante e ben si adattano al live quelle del nuovo cd, tutte molto rapide e facili da metabolizzare, dalla prima all'ultima senza esclusioni: la velocità di proposizione delle tracce è davvero molto alta e sottolineata dal montaggio dei video alle spalle della band sempre al limite dell'incomprensibile, in cui i visi dei membri del gruppo vengono fatti ciclare a ritmo sincopato da un abile regia.

Confusione organizzata, così si potrebbe definire questo concerto in due parole, e ciò che lo renderà comunque indelebile nel tempo sarà la pura felicità derivata da Electrolite.
 
 
Scaletta:
 
Living Well Is the Best Revenge
Bad Day
What's the Frequency, Kenneth?
The Wake-Up Bomb
Drive
Man-Sized Wreath
Fall On Me
Ignoreland
Hollow Man
The Great Beyond
So Fast, So Numb
Houston
Electrolite
Imitation Of Life
The One I Love
Nightswimming
Let Me In
Get Up
Horse To Water
I'm Gonna DJ
 
Orange Crush
Supernatural Superserious
Losing My Religion
Driver 8
(Don’t Go Back To) Rockville
1,000,000
Man On The Moon
 
 
 
R.E.M.    R.E.M. - Micheal Stipe
 
R.E.M. - Micheal Stipe Gold    R.E.M. - Micheal Stipe Megafono
 
R.E.M. - Mike Mills    R.E.M. - Yellow
 
R.E.M. - Micheal Stipe Poser    R.E.M. - Micheal Stipe Dark

La strada viola tra Bristol e Roma

Il sapore del ferro in bocca e sulla pelle sembra voler preparare all'ascolto di un concerto tagliente e caldamente sintetico in cui l'insieme del comparto scenografico e musicale accresce la voglia di ascoltare e vedere ancora, fino a mattina.
 
Cinque aste da microfono suddividono la prospettiva della visuale dalla prima fila e incorniciano virtualmente due batterie, una bianca trasparente e l'altra nera, che con i loro bassi creano vortici di piacere direttamente nelle nostre casse toraciche: tra questi due estremi si muovono i Massive Attack, con un 3D in serata di grazia estrema, abile regista e manovratore del macchinario sonoro.
 
L'alternanza degli effetti delle luci sul videowall alle spalle di tutti è da capogiro: miliardi di pixel o gocce d'acqua? Fiocchi di neve o ceneri ardenti che salgono con l'aria più calda? Denunce politiche o annunci scandalistici? Aerei civili o militari? Male o bene? Mera statistica o preoccupante realtà?
 
Tutto cambia in poco spazio e tempo ed alla stessa velocità le voci si alternano presentando molte nuove composizioni che dal primissimo ascolto potrebbero presentare diverse sorprese nel futuro lavoro della band: ne parlo così bene per colpa delle luci? Forse... Tutto si apre e chiude col viola: un colore difficile, drammatico che ci insegue fino al ritorno a casa in nottata inoltrata, con il cuore che segue ancora i bassi di Inertia Creeps.
 
 
Scaletta:
 
All I Want
Marooned
Rising Son
Teardrop
Mezzanine
16 Seeter
Kingpin
Harpsichord
Red Light
Inertia Creeps
Safe From Harm
Marrakesh
 
Angel
Unfinished Sympathy
Dobro
 
Karmacoma
 
 
 
Massive Attack - Drums and Guitar    Massive Attack
 
Massive Attack - White    Massive Attack - Red
 
Massive Attack - 3D    Massive Attack - Daddy G
 
Massive Attack - Stephanie    Massive Attack - Horace Andy
7/16/2008

Una notte in cui nessuno al mondo muore

Non so se il titolo sia ripreso dal testo di qualche canzone dei dEus dato che la mia conoscenza nei confronti dei loro lavori è limitata al fantastico "The Ideal Crash" ma la sensazione restituita dalla serata di ieri e forse dall'intera giornata è esattamente descritta da quella frase.
 
Un ottimismo inusuale dovuto a nuove conoscenze con cui passare il viaggio in treno e di conseguenza l'intera giornata, tanto da far rimanere il librone porta-biglietti fermo nello zaino. Così tra una chiacchiera e l'altra si arriva in quel di Ferrara, per la seconda volta: tutto è più piccolo e accogliente con le solite bici a darci il benvenuto e il centro città lindo come una nursery.
 
Sotto le stelle, di fronte al castello e sopra la serie infinita dei ciottoli della pavimentazione il pubblico è ben disposto all'ascolto dei dEus che vanno ad aprire il concerto in maniera rapida e classicamente rock: la figura esagitata del cantante ben definisce cosa le gente si attende da loro mentre a me basta una trascinante "Instant Street". Una figura piuttosto alterata mi copre la visuale ma fortunatamente, con le buone, torna al suo posto in tempo per avere una visione completa degli Interpol che salgono on stage tra gli urlettini delle ragazze molto Take-That-iane volti verso il biondo cantante in giacca,cravatta e cappellino. Da qui, alti e bassi: alti corrispondenti alle canzoni dalla grande resa live e alle belle luci ed effetti sul videowall alle loro spalle, bassi per il pogo delle prime quattro file e per la staticità dei performers, al di là del chitarrista preso come sempre dal suo chitarrone, soprattutto su una "The Lighthouse" immaginifica su cui il pubblico ha smesso anche di cantare rendendola ancora più magica.
 
L'alba rossoblu e la visione del mare metallico pongono fine a questo bel viaggio musicale passato tra chiacchiere interessanti ed in un certo qual senso costruttive e qualche strano nervosismo estivo condito da tortellini e piadina.
 
 
Scaletta dEus:
 
When she comes down
Instant street
Fell off the floor man
Is a robot
Smokers reflect
Slow
Turnpike
The architect
Favourite game
Nothing really ends
Bad Timing
 
 
Scaletta Interpol:
 
Pioneer to the falls
Slow hands
Pda
Narc
C'mere
No I in threesome
The lighthouse
Not even jail
Mammoth
Rest my chemistry
Obstacle 1
Evil
Roland
 
Nyc
The heinrich maneuver
Stella was a diver and she was always down
 
 
 
dEus - Singer    dEus
 
Interpol - Singer    Interpol - Singer black
 
Interpol    Interpol - Bassist Orange
 
Interpol - Bassist    Interpol - Guitarist
7/14/2008

Sigur Ros: l'arco verso lo zenith, il basso verso il nadir

Uno strano accostamento sonoro e visivo, di minimalismo e ridondanza, si estende lungo tutta la scena di un auditorium gremito, qui nella cocente Roma: le piume taglienti che fuoriescono dal colletto della giacca scura da guerriglia musicale del cantante e le grandi sfere di sfondo all'azione netta e nitida fanno da contraltare di fatti a soluzioni più orientate alla curiosità come le candide divise dei trombettisti, i larghi vestiti da bambole delle Amiina e la corona sulla testa del batterista.
 
La cavea è impensabile per resa sonora, e tutto il pubblico, anche quello posto in posizioni più laterali viene coinvolto ad una partecipazione assolutamente silenziosa ma proprio per questo mai così completa e simbiotica con la band: quando in seguito sarà lo stesso protagonista alieno sul palco ad invitare tutti ad una festa di suoni,applausi e colori, nessuno si tirerà indietro, corroborato da tanta bellezza e pronto infine ad esplodere in una unica gioia condivisa.
 
Frenando con le ultime forze un pianto necessario al risuonare delle prime note di Svefn-G-Englar, ci si addentra in un percorso emotivo davvero senza pari: riverberi di una potenza inaudita in Ny Batteri, ci portano fino agli infiniti fiocchi di neve di Fljótavík che fissano l'attimo in cui il nostro orecchio insegue quell'esatta nota di piano per poterne godere appieno. Da qui in poi perdiamo la cognizione di ciò che abbiamo di fronte e la nostra anima è almeno tre metri più vicina alle casse del nostro corpo senza possibilità di spostarci dalla sedia, con l'unica valvola di sfogo in un movimento insano della testa che accompagna i ritmi ben conosciuti. La bocca non riesce a rimanere ferma e ci mordiamo le labbra brucianti per non crollare quando, dopo un perfetto silenzio, risuona la frase "Það Besta Sem Guð Hefur Skapað Er Nýr Dagur" e sappiamo che da adesso in poi è alienazione totale: l'archetto vola tra il pubblico, coriandoli vengono fatti fluttuare nell'aria, una cassa rotola sullo stage, risuonano grandi tamburi tribali e le luci calde incitano un grandissimo pubblico ora definitivamente in piedi ad applaudire ininterrottamente fino alla rossa chiusura di Untitled#8 (Popplagið) che sigilla il tutto, e siamo ancora qui fermi a ricordare, tremanti, quell'arco diritto verso il cielo e quel basso così vicino alla terra.
 
 
Scaletta:
 
Svefn-G-Englar
Glósóli
Sé Lest
Ny Batteri
Við Spilum Endalaust
Hoppípolla/Með Blóðnasir
Fljótavík
Viõrar Vel Til Loftárasa
Góðan Daginn
Saeglopur
Inní Mér Syngur Vitleysingur
Hafssól
Gobbledigook
 
Popplagið
 
 
[Photos by mdipilla (http://www.flickr.com/photos/28326061@N04/), daddyrho (http://www.flickr.com/photos/daddyrho/), Saledargento (eighteen seconds before sunrise) (http://www.flickr.com/photos/saledargento/) ]
 
Sigur Ros Roma Verde     Sigur Ros Roma Bianco
 
Sigur Ros Roma Blu     Sigur Ros Roma Blu Dark
 
Sigur Ros Roma Esplosione     Sigur Ros Roma Rosso
 
Sigur Ros Roma Giacca     Sigur Ros Roma Azione
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