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FrostiA higher place 7/2/2009 SanpietriniGuardando verso Ovest dalla stazione dei treni di Ascoli Piceno si vedono un muro e due finecorsa ossidati mentre ad Est una manciata di binari, circa tre paia, si spinge sino al mare: gli unici che arrivano sin qui da Oriente sono studenti costretti a frequentare la scuola in un anacronistico capoluogo di provincia, con una decrescita demografica peggiore di uno sterminio di massa; giovani che raggiunta la vigilia della maggior età cominceranno a schifare senza un vero perché la propria città e le proprie radici secche e contorte tra le sonnacchiose rue di un centro storico che si specchia accontentandosi di un tocco di fondo tinta. Le lista infinita delle potenzialità di questo ormai paesotto di campagna rimane lì a far da leva per operazioni politicizzate ed interessate, alternate e discontinue così da non permettere la crescita, il recupero o la creazione di qualcosa di oggettivamente buono. Prendere e cominciare, perché qui non lo si è mai fatto, all'ombra di un tumore di fabbrica dalle ciminiere che buttavano fuori fuoco e fiamme nei tardi '80, quando qui pioveva nero: tutto lì ora tace, ma a questo punto la situazione originale è quasi preferibile nei confronti dell’attuale ammasso di lamiere abbandonate ed enormi spazi inutilizzati dall'eco infinitamente disarmante. Locali liberty, palazzoni nobiliari, tracce di medioevo ed una spina dorsale strettamente Romana, tutti coperti da erba e nera polvere con inserti costruttivi anni '60 da negazione della vista e automobili sin dentro gli ascensori: Ascoli con gli anni che avanzano sembra invecchiare allo stesso ritmo di una ventina di anni fa invece di combattere il tempo con un lifting culturale ormai vitale e necessario, per il cuore di molti e per riconquistare tutti quelli che lo hanno affidato altrove. E no, non metterò foto dei posti più famosi della città: sarebbe comodo e conservativo... 6/30/2009 PersepolisTra la nichilista mitteleuropa e il verace medioriente, tra la sfacciata agiatezza dell'occidente e la naturale nevrosi maschilista araba, tra caldo e polvere, tra freddo e solitudine: l'ambiente in cui si muove la protagonista è un continuo sali e scendi, crea e distruggi, delineato dal triste bianco e dal solare nero del netto tratto fumettistico. Il romanzo di formazione a cartoon di Persepolis sfiora l'incredibile, ma i fatti ampiamente autobiografici, insegnano molto più di quanto possa fare un libro di storia: le sensazioni, le emozioni e le difficoltà di tutti i giorni per una ragazza che cresce nell'Iran in piena involuzione teocratica, non potranno mai di fatti essere trovate su qualsivoglia testo scolastico. Lo stupendo disegno utilizzato permette una adattabilità estrema alle situazioni drammatiche o comiche che si alternano nell'ora e mezza di durata: il contesto così tragico tende a far prevalere comunque le prime, tanto da tinteggiare di agrodolce anche i passaggi più scanzonati. Radici secche, buchi vuoti e incolmabili nel terreno bombardato, forse capaci un giorno di accogliere nuova vita. 6/6/2009 Praga 2002Altro post amarcord per non dimenticare: - il minuto di silenzio per un nostro amico; ![]() ![]() ![]() ![]() 5/25/2009 65 anni di staticità L'Init è un buco ameno in una città di milioni di abitanti. L'Init è anche una piccola baracca rimessa su per ospitare avvenimenti musicali. L'Init è il massimo che possiamo ottenere in Italia, con la cultura musicale intrisa di forti odori popolareschi e Balcanici. L'Init potrebbe essere, doveva essere, un inizio invece è la fine, è il simbolo di come è ridotto il paese: piccole strutture sconnesse piene di figuranti. I 65 days of static si muovono troppo su quel palchetto ma ne sentono evidentemente la necessità visto la ristrettezza in cui sono rilegati: non ci saranno i soldi per organizzare concerti degni di tal nome, come da 40 anni a questa parte, ma la perenne crisi ha ormai mangiato anche quel poco di dignità che ci era rimasta, con persone ammassate nel caldo e nel sudore di una notte Romana altrimenti rinfrancante. Peccato per i troppi passaggi dance/metal, naturalmente scaturiti dalle radici dei quattro sul palco, e per le movenze spesso poco sopra al ridicolo, che vanno ad abbassare una valutazione più che buona della performance, una volta tanto non rovinata dagli spettatori, in basso numero c'è da dire, ma alquanto tranquilli e a loro modo trascinati nei battiti violenti di un batterista che alla seconda canzone si appresta già a rompere un piatto. Le attese erano ben peggiori e ne usciamo appagati, allontanandoci dagli onnipresenti IndieKids facce da ricco rotto culo, mentre un arancione San Lorenzo si riposa nel buio incalzante, che purtroppo riesce solo a nascondere e non distruggere le birrette da passeggio e Manu Chao. Poveri provinciali che non cogliamo il senso teatrale della vita, poveri provinciali che ci ostiniamo a non pensare Spagnolo, poveri provinciali lasciati sempre indietro nel loro triste romanticismo... Scaletta parziale, errata e confusionaria:
Retreat! Retreat!
Await rescue Fix the sky a little A failsafe 23Kid (???) Radio protector Primer 5/17/2009 Concerto in bilicoUn freddo distacco su ogni fronte e qualcosa che sfugge al semplice esercizio del riflettere: la distrazione è però fantastica e crescente man mano che lo spettacolo va avanti fino a trasformarsi in rapimento, rendendoci colpevoli di dimenticare chi c'è attorno.
Il pubblico non massificato, ma come tanti singoli individui: a questo punto dovrebbe esservi un gran caos ma gli spettatori in questa sala da musica progettata in discesa per godere di tutto da qualsiasi posizione sono perfettamente sincroni, dal battere le mani al cantare quando tacitamente richiesto grazie allo spirito del vero rispettoso ascoltatore.
I Doves più eclettici vengono fuori da questo live Britannico in zona minata Brixton, Londra: partendo in sordina a causa di un non ottimo bilanciamento voce/strumenti, crescono a dismisura raggiungedo un altissimo picco con il nuovo country singolo "Kingdom of rust" e infiammando il palco con le proiezioni su videowall di "Black and white town" e la samba nordica di "There goes the fear".
Quando la triste luce di fine concerto si accende nell'Accademy si è ancora spaesati dalla vetusta danzereccia "Space face" e, guidati verso l'uscita da una scia di bicchieri di plastica, ci voltiamo ancora per osservare per l'ultima volta cosa accade e come funziona un concerto in UK, invidiosi. Scaletta:
Jetstream
Snowden
Winter hill
Rise
Pounding
Almost forget myself
10:03
Words
The greatest denier
Kingdom of rust
Last broadcast
Black and white town
Compulsion
The outsiders
Caught by the river
Northenden
Here it comes
There goes the fear
Space face
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